Rise of the Tomb Rider PS4 – Recensione

Rise of the Tomb Rider recensione
Rise of the Tomb Rider recensione

Lara Croft torna su PS4 con la sua ultima avventura, in edizione “20 Year Celebration”

Rise of the Tomb Rider è il diretto seguito di Tomb Rider, reboot della celeberrima saga di videogiochi action-adventure inaugurata ormai 20 anni fa, che ha reso un’icona pop (non solo nel mondo dei videogame) la sua protagonista Lara Croft. Per prima cosa bisogna, per chi non lo sapesse, precisare che questo gioco è uscito un anno fa, vincolato da un’esclusiva “a tempo” sulle piattaforme Microsoft, e solo ora approda su PS4 in una versione “20 Year Celebration” che include tutti i DLC e nuovi contenuti inediti.

STORIA
Ritroviamo la nostra giovane Lara un anno dopo la sua “disavventura” nell’isola di Yamatai, intenta questa volta nel continuare l’impossibile ricerca del defunto padre sulla leggendaria città di Kitez. Ciò basta da sapere, perché si è subito catapultati nell’azione, senza troppi preamboli o spiegoni, con una Lara già cazzutissima intenta a scalare, saltare, cadere, spaccarsi, rialzarsi e menare. Si fa anche subito conoscenza con l’organizzazione malvagia di turno, la Trinità.

Riunione a crystal dynamics
sceneggiatore: “all’inizio dovremmo dedicare un po’ di tempo a raccontare ciò che ha lasciato in lara la precedente avventura, come l’ha cambiata, che conseguenze ha avuto su di lei diventare una cazzuta di quelle spaventose”

director: “ma sti cazzi, lo sanno tutti chi è lara croft. Facciamo che nei primi 20 minuti rischia la morte 10 volte e ci risolviamo l’intro!”

Come avrete immaginato dal simpatico siparietto, il comparto storia non è di quelli indimenticabili. Il gioco vive di soluzioni abbastanza semplici a livello di scrittura, avvalendosi di parecchi stereotipi del genere, e si concentra molto sull’azione, ancor di più del movimentato primo capitolo. Lo sviluppo del personaggio questa volta, è ridotto a una straziante ossessione per il padre e le sue ricerche, che viene (sporadicamente) raccontata e motivata in brevi flashback. Le dinamiche tra i personaggi principali, sono anch’esse limitate allo stretto indispensabile. Insomma, non è necessariamente un male decidere di lasciare molto più spazio all’azione, ma si poteva fare qualcosa di più.

Rise of the Tomb Rider recensione
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LOOK
Come sempre, quando si parla di Tomb Rider, il look del gioco è eccellente in tutti i suoi aspetti. La location Siberiana offre paesaggi mozzafiato e varietà di ambientazioni, dalle antiche rovine medievali, alle strutture sovietiche, fino ai moderni villaggi locali. La grafica è ottima e dettagliata, pur con qualche piccolo difetto sullo “stretto” e sulla fisica, con particolare attenzione alle animazioni facciali di Lara (in particolare i capelli che strappano un “Ela madonna!” a la Pozzetto). Alla fine però, tarato sugli standard Ps4, il comparto grafica seppur ottimo non riesce ad essere veramente impressionante, come era riuscito al predecessore, che aveva dato l’impressione di aver spinto le care console old gen oltre i propri limiti.

GAMEPLAY
Siamo ad alti livelli, che mantengono gli standard della serie. La varietà di azioni da compiere nell’ambiente è notevole ed accompagnata da una gamma infinita di utensili (anche nuovi) e armi. È necessario ingegnarsi in svariati enigmi ambientali, soprattutto nelle quest secondarie e nelle tombe, che mettono a dura prova la logica del giocatore. I combattimenti, rispetto a Tomb Rider, sono più concentrati su dinamiche stealth, rendendo possibile eliminare quasi tutti i nemici senza dover per forza inscenare un mezzogiorno di fuoco, anche perché le sparatorie invece risultano macchinose e abbastanza semplici, al punto da rendere più produttivo e divertente l’uso dell’arco rispetto alle armi da fuoco. Infine, l’impostazione vagamente open world consente di cimentarsi e divertisti in una serie di missioni secondarie e ricerche di materiali, tesori e ubicazioni segrete, aumentandone il valore di giocabilità e il tempo di gioco.

Rise of the Tomb Rider recensione
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CONCLUSIONI
Rise of the Tomb Rider diverte e intrattiene, mantenendo tutte le promesse della vigilia (pur vecchia di un anno), e continuando sulla falsariga del suo predecessore. La storia, seppur semplice e non troppo originale, riesce nell’intento di accompagnare il gioco dall’inizio alla fine senza cadute, mentre look e gameplay ne fanno un must have per i fan del genere e per chi ama mettersi alla prova in qualcosa di più che sparare.

Con uno sforzo in più, questo titolo avrebbe potuto avere lo stesso impatto di quello che l’ha preceduto, ed essere considerato un vero capolavoro.