Game of Thrones 6×05 – Recensione

Game of Thrones 6x05 recensione
Game of Thrones 6x05 recensione

Quinta puntata che ha il sapore di nona; nelle stagioni precedenti è stata sempre il nono episodio a straziarci il cuore, ma questa sesta stagione corre come il vento.
Questo episodio in realtà ha due marce: quella lenta, della prima parte, dove la sceneggiatura sembra quasi un po’ improvvisata, e quella del finale che si può definire solo con “Boom!”. Il titolo dell’episodio è “The door”, quella porta che vedremo e che tutti noi cercheremo di spingere con il pensiero; ma andiamo con ordine:

Sansa ormai ha le palle più grosse di quelle di Jon, oltre a rivendicare il nord ormai mette in riga con facilità quelli al Castello Nero, compreso Ser Davos che è sempre apprezzabile in termini di saggezza e diplomazia; ma soprattutto, a Città della Talpa, fa capire chiaramente a Ditocorto che non è più la ragazzina scema che lui ha dato in pasto a Ramsay, e minaccia di togliere il guinzaglio a Brienne. Baelish si scusa – pare anche abbastanza sincero – e offre a Lady Stark l’esercito della Valle parcheggiato a Moat Cailin, Sansa rifiuta, ma apprende che Zio Pesce Nero è vivo e ha riconquistato Delta delle Acque. Tornata alla Barriera riferisce a Jon la notizia, tralasciando la fonte, e insieme a lui e Davos comincia a pianificare la riconquista di Grande Inverno. Migliora la storia d’amore tra Brienne e Tormund.

Game of Thrones 6x05 recensione

A Braavos non accade nulla di diverso da quello che è più o meno successo da quando Arya è alla Casa del Bianco e del Nero: un po’ di mazzate; la solita domanda “chi sei?” aspettiamo con ansia il momento che Arya risponda “stocazzo” ma anche stavolta la risposta è “nessuno”; e un triste spettacolo teatrale che mette in scena gli ultimi momenti di Re Robert, con conseguente decapitazione di padre e matrimonio di sorella.

Jorah rivela la sua malattia a Daenerys, no, non il fatto che ne è innamorato; l’altra malattia quello che lo sta trasformando in pietra.
Me ne vado. No nun te ne annà. Io ti amo. Hai giurato, ti ordino di guarire. Il dialogo è stato più o meno così, poi lacrime ma niente abbracci perché la malattia è contagiosa. Le lacrime della Khaleesi hanno stonato un po’ con quello che era stato fino ad ora il suo sentimento verso Jorah che era quasi sempre un grande chittesencula; ma è talmente bella che le si possono perdonare anche i lacrimoni finti. A Meereen arriva un’altra sacerdotessa del Signore della Luce – probabilmente questo dio le sceglie ad un casting per film porno – che si dice pronta per appoggiare Daenerys in questa guerra e in quella che verrà; Varys è diffidente, ma si placa quando la donna gli dimostra di sapere anche di che colore ha le mutande.

Finalmente si fa il nuovo Re delle Isole di Ferro: Yara appoggiata da Theon fa un’arringa che se fossimo stati lì, l’avremmo tenuta con la testa sott’acqua, ma non per consacrarla al Dio del Mare, ma proprio per affogarla; Euron con due parole, la confessione dell’omicidio di Balon Greyjoy e la promessa di unirsi all’esercito di Daenerys conquista anche i nostri cuori, e non concede altra scelta ai nipoti se non quella di scappare.

Vi ricordate quando Lady Catelyn Stark raccomandò a Bran di non arrampicarsi sulla torre? Bran ci salì ancora una volta, e fu l’ultima; testimone dell’incesto Lannister, Jamie lo buttò giù dalla torre e addio gambe. Bran è cresciuto, ma è sempre il solito coglione. Il Corvo con tre occhi gli disse: “è pericoloso stare troppo tempo nelle visioni”. E Bran appena il vecchio si appisola, non potendo andare da nessuna parte che fa? Torna nel passato.

Qui l’episodio accelera di colpo, e si configura un altro aspetto che fino ad ora si era visto in Fringe o in Doctor Who, ma mai in Game of Thrones: il piegarsi del tempo inteso come quarta dimensione. Nella prima parte della visione apprendiamo che sono stati gli stessi Figli della foresta, per proteggersi dagli uomini, a creare gli Estranei. Ma Bran continua rimanere lì come un ebete, e a differenza di quanto detto qualche puntata addietro “non puoi interagire con la gente del tuo passato” il Boss degli Estranei vede Bran, lo tocca e lo “marchia” come dice il Corvo, adesso può trovarlo, e lo trova. Gli Estranei non più tanto estranei entrano nella grotta, vincendo facilmente la resistenza dei Figli della foresta. L’esercito dei non morti continua mietere vittime; Meera urla a Bran: “ci serve Hodor!” ma bran se ne sta tranquillo nel passato di Grande Inverno. Il Corvo entra nella visione dicendo a Bran di ascoltare Meera, lui prende il comando di Hodor, restando comunque anche nel passato; Hodor prende la slitta e lo porta via, mentre Estate, – il lupo più intelligente della cucciolata – si lancia da solo contro l’esercito di non morti e muore in due secondi netti – parliamone – poteva scappare con loro, tanto non li ha mica rallentati. Arrivano finalmente a quella maledetta porta, escono e Hodor la richiude; Meera continua ad urlare “Hold the door” tieni la porta. Il ponte creato da Bran tra passato e presente fa arrivare nelle orecchie del giovane Hodor del passato la voce di Meera: “Hold the door!” il giovane cade a terra in preda alle convulsioni ripetendo quella frase “Hold the door” contraendola tra gli spasmi fino a pronunciare solo Hodor”; l’unica cosa che dirà fino a che non riuscirà più a tenere quella porta.

Game of Thrones 6x05 recensione
Game of Thrones 6×05 recensione

Mi fermerei qui, ma ci sono alcuni aspetti da analizzare: il primo è che a differenza di quanto disse il Corvo, Bran può comunicare con la gente nel suo passato: infatti già il giovane Ned Stark alla Torre della Gioia fermo il suo passo mentre il figlio lo chiamava. Il secondo è come faranno i doppiatori italiani ad arrivare da “tieni la porta” a “Hodor”?

Tieni la porta!
Tie la porta!
Ti l orta!
Torta!

Auguri!