Game of Thrones 6×03 – Recensione

Game of Thrones 6x03 - Recensione - Jon Snow

[Contiene tanto, tanto spoiler]
Un piede sul freno, questo si potrebbe pensare a caldo del terzo episodio della sesta stagione. Dopo tutto il casino che è successo la settimana scorsa era pure immaginabile un pochino di tranquillità, eppure, qualche morto ci scappa comunque; ma andiamo con ordine:

Oathbreaker, questo il titolo dell’episodio, preannuncia Giuramenti infranti, ma quanti? Quali?

La scelta di continuità della trama è evidente anche in questo episodio; che si apre sul tavolo dove Jon si è svegliato la settimana scorsa. Lo sconcerto per Lazzaro 2.0 in realtà dura poco, e i bruti e i guardiani della notte sembrano poco sorpresi di vedere il Lord Comandante camminare sulle sue gambe. Melisandre, ancora provata ma particolarmente bella, forse più umana, sembra quella più stupita di tutti.

In una breve parentesi si rivedono Sam e Gilly, su una nave diretti a Vecchia Città con tappa alla Collina del Corno, terra natale di Samuel dove l’aspirante maestro ha intenzione di lasciare Gilly ed il bambino, presumibilmente presentandolo come suo figlio, segno evidente del suo giuramento infranto. Comunque, niente di particolarmente interessante.

Novità invece sul fronte Stark dove Bran, come fosse sotto acido, continua ad avere visioni del passato ed incontra il giovane Eddard che insieme al padre di Meera ed altri quattro poveri cristi, deve battersi con Ser Arthur Dayne, la Spada dell’Alba. Alba sarebbe poi un grosso spadone con il quale Dayne dovrebbe battersi, mentre qui lo vediamo combattere con due spade, così come Spartacus dopo aver sconfitto l’Ombra della Morte, ma questa è un’altra storia. Bran conosce già l’esito di quel duello, l’ha sentito mille volte, ma non sa che Ned Stark, cavaliere senza macchia e senza paura qualche macchia ce l’ha, perché uccide sì Ser Dayne ma dopo che il padre di Meera lo ha pugnalato alle spalle quando Ned era ormai a terra disarmato. Ah dimenticavo: tutta sta cosa succede alla Torre della Gioia – finalmente. Applausi spontanei – la prigione dove era rinchiusa Lyanna e forse qualcun altro, forse un neonato, dico un nome a caso: Jon. E a questo punto lo sapremmo, se mentre Bran seguiva il padre che saliva le scale della torre, quel rompicoglioni del corvo con tre occhi non lo avesse riportato nella grotta.

Game of Thrones 6x03 - Recensione
Game of Thrones 6×03 – Recensione

Anche Daenerys ha rotto un giuramento: quello di passare il resto della vita con le vedove dei Khal. Un’altra cosa che ha rotto Daenerys è il cazzo, infatti quando finalmente arriva a Vaes Dothrak al cospetto delle vedove, e comincia ad elencare tutto quello che c’è scritto sulla carta d’identità, la signora delle vedove la stoppa subito dicendole che dovrà affrontare il giudizio di tutti i Khalasar per essersene andata in giro.
A Meereen invece Tyrion cerca con poco successo di coinvolgere Missandei e Verme Grigio in un gioco alcolico; mentre Varys interroga la Halle Berry della Baia degli Schiavisti per sapere chi ha fomentato e finanziato i Figli dell’Arpia.

Ad Approdo del Re, Cersei e Jamie si presentano al Concilio Ristretto, dove si rivede anche Lady Olenna, dopo un po’ di discussione su chi c’è, e chi non dovrebbe esserci, quando Albano e Romina Lannister si siedono al tavolo, gli altri si alzano lasciandoli soli.
Quyburn ha ormai preso il posto di Varys, assicurandosi anche i servizi sei suoi uccellini, mentre Re Tommen arriva con fare bellicoso al cospetto dell’Alto Passero, ma bastano tre minuti di conversazione per farlo tornare l’essere inutile di sempre.

A Braavos, Arya, dopo aver preso le solite mazzate, spacca la mandibola alla sua cara compagna di addestramento – avremmo voluto picchiarla tutti – e così Jaquen le restituisce la vista. È riuscita a diventare nessuno? Non lo sappiamo, ma è sicuramente sulla buona strada: Braavas!

A Grande Inverno, il nuovo Protettore del Nord, Ramsay, è alle prese con Lord Umber che si rifiuta di sottomettersi e prestare giuramento, ricordandogli che il padre aveva giurato fedeltà a Robb Stark – altro giuramento infranto – ma per dimostrargli la sua lealtà (?) – immaginate che quel punto interrogativo sia grosso come una casa – gli porta in regalo Rickon e Osha, fatti prigionieri mentre si recavano da lui per avere protezione. Qui i sottintesi sono tantissimi, gli Umber sono rimasti fedeli a Robb fino alla sua morte, e Lord Umber che motivo avrebbe avuto per non inginocchiarsi a Ramsay? Inoltre la testa mozzata di Cagnaccio – il Metalupo più grande della cucciolata – è molto piccola, molto più piccola rispetto a quella di Spettro; che sia finta? Che sia solo un modo per trarre in inganno i Bolton? Vedremo.

Game of Thrones 6x03 - Recensione
Game of Thrones 6×03 – Recensione

Jon si è svegliato, l’abbiamo già detto, quello che non abbiamo detto è che si è svegliato incazzato nero. L’episodio si chiude al Castello Nero con l’impiccagione dei traditori. Ser Alliser con le sue ultime parole sottolinea la sua scelta: tradire Jon, o i Guardiani della Notte. La scena indugia lungamente sul cadavere di Olly che penzola dalla forca, forse a voler quasi dare soddisfazione allo spettatore. Jon affida il comando del Castello a Edd consegnandogli il suo mantello. La sua guardia è finita. Così dice, ma quando è stato rotto il giuramento di Jon? Quando ha fatto passare i Bruti? Perché tecnicamente “io vivrò al mio posto, e al mio posto morirò” Jon al suo posto ci è anche morto.